Avvenimento
Gianni e i Cari Defunti
Era l'agosto del 1996 quando accompagnai mia madre a Bardi come ero solito fare durante il periodo estivo. Qualcuno della famiglia andava sempre a ristorarsi a Bardi, paese che dista circa 70 km da Parma. Era nostra consuetudine da quando mio padre aveva voluto prendere in affitto quella casa di montagna. Noi della famiglia, seppure ormai grandi e poco attratti da quel paese che, per le ferie, ospita tanti emigranti italiani, ci recammo qualche giorno per rinfrescarci e allontanarci dalla afosa e calda città di Parma.
Mi ricordo che stavano a Bardi già da qualche settimana sia mia nonna che mia cugina Anna quando un giorno, all’improvviso, sentiamo i vicini che ci chiamavano per rispondere ad una telefonata e apprendiamo la triste notizia: nostro cugino Gianni Viaroli, dopo l’intervento al rene e le continue cure (dialisi), era deceduto dopo molti anni di sofferenza.
Un cugino caro e di grande cultura che amava suonare la fisarmonica e che spesso con mio padre e altri amici improvvisava serate in allegria che ricordavano molto le feste contadine di una volta. Mi ricordo ancora quando andavamo a trovarlo a casa sua. Aveva una enorme quantità di libri di valore e francobolli molto antichi. Mi piace anche ricordare della sua particolare abilità manuale: aveva, infatti, costruito un modellino con copie di disegni originali di una importante nave della gloriosa Marina Militare Italiana, penso fosse la Vittorio Veneto.
Rattristati e addolorati, con mia madre salutammo mia nonna e sua cugina Anna e tornammo a Parma per rendere le dovute condoglianze alla famiglia Viaroli.
Ricordo che alla sera pensai al povero Gianni e alle feste che faceva con mio padre e altri amici quando si recavano a Bardi e mi resi conto che sia mio padre Elio che il povero Gianni e che anche altri loro amici come Agato Maini ed Erminio di Riccò erano tutti morti in età abbastanza prematura dai 42 ai 50 anni.
Decisi, quindi, come è solito dire ma poi in pratica non lo fa nessuno, di recarmi a Fontanellato, luogo in cui e’ stato costruito un santuario in onore di Maria.
Da noi, a Parma, quando a qualcuno capita una disgrazia o un particolare momento felice si usa dire "à vagh a fontanleè a pè" (vado a Fontanellato a piedi) in entrambi i casi si va così per usanza o per modo di dire ma senza capirne veramente il significato.
Così mi recai rattristato a Fontanellato in moto una sera e mi resi conto, quando arrivai, che il santuario era chiuso. Tornai sulla via di casa e decisi, così, di tornarci il giorno successivo.

20 Agosto 1996
Partito in moto da casa, di nuovo alla volta di Fontanellato, arrivai in zona S. Pancrazio e un serpente mi attraversò la strada. Fatto molto strano in quanto capitò proprio in coincidenza di una via che si chiama strada della "Madonna dell’Aiuto" e fatto ancora più’ strano in quella zona da me più volte frequentata, sia per allenamenti sportivi che per i miei spostamenti abituali con l'auto, la bicicletta o la moto, mai mi era capitato di vedere un serpente.
Non diedi tanto peso a questo fatto e continuai il mio viaggio ormai preso dal desiderio di fare una visita al Santuario per ricordare il povero Gianni e chiedere di sostenere la moglie Maura e la figlia Cinzia in questo momento difficile e ricordare le morti premature di mio padre Elio, di mio nonno Domenico Montemurro e gli amici Agato Maini ed Erminio di Riccò.
Erano circa le 15,30 del 20 agosto 1996 ed erano molti anni che non entravo più in una chiesa. Entrai nel santuario come un turista, dalla porta che sta sul lato dove sono i confessionali, percorsi in senso antiorario il perimetro del santuario soffermandomi di fronte ai dipinti e in particolare a quello che sta dietro all’ altare, elencando a mò di preghiera i dispiaceri che già voi conoscete.
Prima di uscire, mi soffermai di fronte all’altare quando mi accorsi, che a poca distanza da me, c’era una signora che disperata piangeva in ginocchio sui gradini che portano alle celebrazioni e un’altra signora sedeva con un libro in mano sui banchi del santuario. Le guardai e dentro di me pensai: chissà’ quale dolore portano con se queste due donne per essere qui a pregare in questa afosa giornata di metà agosto.
Guardai la statua che raffigura Maria col bambino in braccio così con disinvoltura come si guarda un opera d’arte quando una nube color oro o marrone chiaro si sovrappose alla statua. La nube aurea aveva un volto di donna con i capelli coperti da un velo, e muoveva gli occhi e alzava e abbassava le palpebre con molta delicatezza guardando in direzione dello spazio antistante l’altare.

A quel punto rimasi sbigottito ma non impaurito mentre la signora che piangeva in ginocchio corse con molta euforia e grande entusiasmo a chiamare il sacrestano dicendo: "fra Vincenzo è apparsa la Madonna, è apparsa la Madonna". Uscii dal santuario e ricordo che feci molta strada pensando a questo fatto straordinario. Poi abbandonai la strada e mi misi a camminare in mezzo alla natura. Ero arrivato in località’ Serravalle vicino al fiume Ceno e dissi "ma allora Dio esiste, ma esiste veramente qualcosa di soprannaturale. Com'è possibile. Ma come, dopo tanti anni in cui per me non e’ mai esistito niente, ho sempre pensato solamente al lavoro ed allo sport e adesso mi devo ricredere su tutto". Riuscii il giorno dopo a portare nel Santuario mia mamma e le mie sorelle e feci fare anche a loro lo stesso percorso e mi soffermai nello stesso punto raccontando loro quello che era successo.



